Il valore del Lingotto è aumentato di oltre 6 volte


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Il valore del Lingotto nel suo complesso è aumentato di oltre 6 volte: questo tenendo conto della valorizzazione complessiva di circa 66 miliardi che si ottiene se alla capitalizzazione di Fca si sommano le quotazioni di Ferrari e Cnh.

Sono tre le mosse che hanno impresso quel necessario cambio di direzione di cui ancora oggi Fca si avvantaggia. La prima è stata certamente la serrata trattativa con General Motors che nel 2005 ha portato nella casse di Torino 1,55 miliardi di euro, proprio nel momento in cui la crisi di liquidità sembrava dover decretare la fine dell’auto italiana. La seconda è stata la conquista di Chrysler. E la terza è tutta racchiusa nell’inversione di rotta del 2016, quando Marchionne ha deciso, di fatto, di cambiare il piano del 2014: ha smesso di parlare di volumi e ha stabilito che la chiave del successo doveva essere il mix di prodotto, tutto da costruire attorno al segmento premium.

Nel mezzo, la prima vera metamorfosi è stata quella di far dismettere al gruppo i panni da conglomerata. La scelta è stata assunta ad aprile 2010, come parziale revisione del business plan presentato nel 2009. Quell’anno Marchionne ha deciso di separare l’auto da camion e macchine agricole portando sul mercato due holding quotate. Schema poi in parte riproposto con Ferrari e ora con Magneti Marelli. Quel primo passaggio, garantiva Marchionne già all’epoca, ha permesso di eliminare «una spina nel fianco» di Fiat. Ed ha favorito le successive nozze del Lingotto con Chrysler.

Tanta finanza, dunque, nei piani stilati dal ceo di Fca ma anche una visione industriale che con il tempo si è fatta sempre più chiara. Non foss’altro perché non dovendo più ragionare in termini di “salvezza”, il manager ha potuto dare un orientamento chiaro allo sviluppo del gruppo.

Certo, analizzando tutti i piani presentati durante questo arco temporale spesso i target non sono stati centrati, basti pensare al tanto celebrato e poi accantonato progetto Fabbrica Italia: era previsto che nel paese sarebbero state prodotte fino a 1,4 milioni di vetture nel 2014 ma nel 2017 ne sono uscite dagli impianti 750 mila e sul futuro pesa la scelta di mantenere in Italia solo la produzione di Jeep, Alfa, Maserati e 500X. Tuttavia ogni fase ha rappresentato uno step cruciale per dar vita alla Fca di oggi. Così il piano 2004 ha gettato le basi per costruire fondamenta solide, quello al 2010 ha rincorso la diversificazione dall’Europa incassando i successi in America Latina, quello al 2014 ha beneficiato dell’ambiziosa operazione Chrysler, e quello al 2018 ha segnato la definitiva trasformazione di Fca spostando il centro del business dal mass market ai segmenti premium, con i Suv di Jeep a fare da traino in America ed Europa e quelle di Ram a spingere le vendite in Usa.

La crescita, va detto, non è stata quella messa nero su bianco sulle slide di piano, soprattutto in termini di redditività ma spesso anche di ricavi. La allora Fiat Group Automobiles pensava di poter traguardare i 3,5 miliardi di utile netto già nel 2010 ma quel numero è stato infine raggiunto nei conti del 2017, sebbene sia stato sfiorato anche in altre occasioni. Così il giro d’affari che doveva centrare la soglia dei 67 miliardi sempre nel 2010 ha superato quel valore solo quattro anni dopo: il bilancio 2014 si è chiuso con un fatturato di 96 miliardi contro i 56,3 miliardi del 2010.

In questo quadro il lavoro più rilevante è stata l’azione sul debito. Nel 2004 Fiat aveva una posizione finanziaria netta di 4,4 miliardi. Con l’acquisizione di Chrysler il debito netto industriale è lievitato a 9,7 miliardi nel 2013 per poi nel giro di cinque anni azzerarsi a beneficio evidentemente della generazione di cassa che a fine anno dovrebbe raggiungere i 4 miliardi. Più 5 miliardi di utile, target confermato anche di recente dal ceo Marchionne. Determinante in questo percorso, oltre alla girandola di scorpori, è stato il cambio di passo sulla linea prodotti. Marchionne ha smesso di inseguire il miraggio dei grandi volumi con un target inizialmente fissato di 7 milioni di vetture al 2018 posizionandosi su cifre più basse ma con ritorni più elevati. Di qui il peso crescente che ha assunto Jeep. Se nel 2013 il brand produceva 700 mila vetture e pesava appena il 16% sulle vendite, a fine 2018, secondo le stime, dovrebbe arrivare a un passo dal 40% sui volumi grazie a 1,7 milioni di auto immatricolate. Proprio questo dato e questa nuova impostazione, incrociata con le necessarie evoluzioni del settore auto, tra vetture elettriche e guida autonoma, rappresentano le fondamenta della Fca che verrà.

Commenti

  1. VISTO CHE LA GENTE SA SOLO DARE DEL BASTARDO A MARCHIONNE FACENDOLO PASSARE PER PESTE DA DEBELLARE, SOTTOLINEO LA FRASE: proprio nel momento in cui la crisi di liquidità sembrava dover decretare la fine dell’auto italiana. SE OGGI IL VAOLORE E' AUMENTATO DI OLTRE 6 VOLTE HANNO RISANATO I DEBITI STANNO RILANCIANDO LA VERA ALFA ROMEO...E' GRAZIE A MARCHIONNE CARI MIEI. SIATE OBBIETTVI E CERCATE DI RICONOSCERE CHE UN GRUPPO CHE STAVA PER DICHIARARE FALLIMENTO NON SI POTEVA PERMETTERE NOVITA' A GO GO CON INVESTIMENTI CHE PORTAVANO SOLO PERDITE. SE CERTI PROFESSORI CHE STANNO SUL DIVANO A GIUDICARE GLI ALTRI SENZA NESSUNA COMPETENZA, AL POSTO DI MARCHIONNE AVREBBERO FATTO FALLIRE IL GRUPPO FIAT NEL 2005

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  2. gli scenziati buoni solo a scrivere commenti senza sapere cosa stanno dicendo pensano che un gruppo che stava per dichiarare fallimento esce dalla crisi investendo in modelli da lanciare a manetta. Senza soldi e fregandosene se un modello va e fa guadagnare. Perfetta politica per chiudere subito

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  3. Sverniciatore Mascherato1 giugno 2018 10:04

    Dal punto di vista finanziario Marchionne ha fatto benissimo, il problema è che ha creato il deserto su lato della produzione, il gruppo lo ha si risanata ma a discapito del prodotto e degli investimenti, infatti ha tagliato molti modelli ed altri modelli non li ha sostituiti, inoltre ha ritardato l'arrivo di altri modelli, in pratica ha eliminato quasi tutti gli investimenti su nuovi prodotti.
    La mia critica a Marchionne è sul lato prodotto, in pratica ha ridotto il gruppo a pochi modelli, eliminando marchi e modelli e riducendo gli investimenti al lumicino.

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  4. non ci vuole una laurea in economia per capire che se un azienda sta per dichiarare fallimento vuol dire che non ha soldi da investire. e se non ha soldi da investire non ha grandi possibilità di fare prodotto.

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  5. Sverniciatore se hai il conto corrente in rosso puoi fare investimenti? non credo. devi prima risanare i debiti

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  6. Sverniciatore Mascherato1 giugno 2018 11:02

    PSA stava peggio di FCA, ed ha fatto modelli suv in particolare, ed ha pure acquistato Opel, pure loro stavano in rosso ma hanno investito ed ora stanno raccogliendo i frutti.

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  7. con la differenza che FCA ne è uscita da sola PSA che aiuti esterni, cosa che se faceva FCA veniva impiccata in pubblica piazza

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  8. …ragazzi siete fantasticamente permalosi… e soprattutto poco obiettivi, anzi per nulla obiettivi. Qui tutti abbiamo lodato le capacità risanatorie di Marchionne. Io stesso l’ho definito un vero genio della finanza. Il problema è che per azzerare il debito ha distrutto linee di prodotto, ha chiuso marchi ed ha svuotato stabilimenti (ad esempio cosa faranno a Melfi dopo la Punto?). Tutto questo per azzerare il debito. Sappiate che altre aziende meglio posizionate sul mercato di FCA convivono col debito e sfornano modelli in continuazione. Noi per azzerarlo abbiamo bloccato gli sviluppi delle novità perdendo vendite, quote di mercato e minando la credibilità dei marchi, Fiat per prima. Ma anche di Alfa che dopo due novità ha illuso tutti per poi venire abbandonata nuovamente a se stessa. Marchionne è stato furbo a giocare con la finanza, fortunatissimo ad avere Jeep che guadagna senza impegnarsi troppo ma incapace di tenere sul mercato marchi difficili come Lancia e Fiat né di rilanciare marchi ancora più difficili come Alfa e Maserati. Adesso lasci il posto a chi ne sa di auto.

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  9. permalosi...hai atteggiamenti discutibili e dobbiamo pure stare zitti?
    ognuno ha la sua strategia e credo che è vincente. ora è tempo di fare prodotti con un gruppo forte e sano

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  10. PSA (come tutti i costruttori americani, francesci, tedeschi, cinesi, coreani, indiani, giapponesi, ecc e persino i paesi senza o quasi costruttori nazionali come spagna turchia repubblica ceca, inghilterra, svezia, russia, ecc ecc) hanno beneficiato di ENORMI aiuti di stato, mentre qui in Italia mettiamo pusillanimi al governo al grido di 'mai politiche industriali serie, risolveremo tutto azzerando le tasse, dando sussidi a chi sta a casa e buttando a mare i neri, soprattutto quelli che potrebbero persino aver voglia di lavorare'

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  11. con i soldi degli altri pure io sono capace di stare a galla anche se ho i conti in rosso. Troppo facile fare prodotti con i soldi provenienti da aiuti cessioni ecc

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