Quando Fiat inventò la “monovolume”


Apparsa nel 1956, la 600 Multipla fu il primo “Multi Purpose Vehicle”. Grazie alla possibilità di cambiare la sistemazione dei sedili, poteva ospitare da due a sei passeggeri in tre metri e mezzo di lunghezza, così come carichi ingombranti. O diventare un piccolo camper.
In America le chiamano “minivan”, in Italia “monovolume”. Per gli addetti ai lavori sono gli MPV, cioè Multi Purpose Vehicle. Letteralmente veicoli multiuso, le cui doti sono il grande volume dell’abitacolo e la flessibilità d’impiego, con la possibilità di variare la configurazione dei sedili a seconda delle necessità per ospitare passeggeri, bagagli, attrezzi sportivi o carichi ingombranti. Oggi l’MPV è un tipo d’automobile piuttosto comune, ma nel 1956, quando la Fiat presentò la 600 Multipla, fu una piccola grande rivoluzione.

Lanciata nel 1955, la piccola Fiat 600 - quattro posti, meccanica “tutto dietro” con un quattro cilindri di 600 cc, successivamente portato a 750 cc - fu l’auto che motorizzò l’Italia a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta. La sua meccanica semplice, robusta, poco costosa, servì come base al suo progettista, Dante Giacosa, per sviluppare un modello poco più grande, ma molto più capiente e versatile: la 600 Multipla.

Prodotta dal 1956 al 1968, la Multipla aveva un aspetto inconfondibile, con il “muso” piatto, schiacciato, e la carrozzeria a forma di uovo. Bella no, ma simpatica quello sì. Per sfruttare al meglio lo spazio, il guidatore e il passeggero al suo fianco si trovavano seduti sull’avantreno. Dietro, potevano esserci una o due altre file di sedili, per ospitare un totale di sei persone. Oppure un grande spazio dedicato interamente al carico. Tutto in poco più di tre metri e mezzo di lunghezza. Fra l’altro, l’abitacolo poteva essere riconfigurato come camper abbattendo i sedili e ottenendo un letto matrimoniale.

La 600 Multipla ebbe grande successo in Italia, soprattutto fra artigiani e commercianti che avevano bisogno di un mezzo di lavoro spazioso, famiglie numerose (erano gli anni del “baby boom”) e comunità religiose: era il modello più guidato dalle suore. Soprattutto era popolare fra i tassisti, che ne apprezzavano l’agilità nel traffico. Per loro fu realizzato un apposito allestimento con lo spazio per i bagagli al fianco dell’autista e dietro un sedile a due posti, più due strapuntini pieghevoli.

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