Ritrovata una rarissima Fiat 500


Ritrovarne una è come scovare il Santo Graal. In un paesino dei Nebrodi, in Sicilia, attorno a un esemplare autentico ci hanno costruito un piccolo museo. E nelle Marche, c’è sempre la fila davanti a un’officina impegnata nel restauro di una mitica “Vetri fissi”.
Stiamo parlando dei primissimi esemplari della Fiat Nuova 500, venuta alla luce il primo luglio del 1957, quando i vertici dell’azienda la portarono nei giardini del Viminale per mostrarne i vagiti al presidente del Consiglio Adone Zoli. Il giorno dopo ci fu il “battesimo” ufficiale: 50 gemelle tutte uguali e tutte di colore grigio chiaro furono fatte sfilare in corteo al circolo Sporting di Torino, dietro una rombante Gilera Saturno. Il richiamo non era casuale perché il costo di quella motocicletta era pressappoco lo stesso della nuova piccola vettura e stava a rappresentare il significato e il futuro dell’utilitaria: passare dalle due alle quattro ruote, dalla moto alla macchina. Per comprarla ci volevano 490 mila lire (250 euro), un anno di paga dell’operaio medio.

Sta a Lisbona e già dalla targa si può stabilire la data di nascita: luglio 1957, primo mese di produzione. Potrebbe essere davvero una “Vetri fissi” e rivelarsi così - per le migliaia di appassionati di questo modello - il ritrovamento dell’anno. Dicono che dei quattro milioni di “500” costruite , soltanto 25 “prime serie” siano rimaste al mondo. E questo fa lievitare la quotazione a livelli astronomici: l’ultima 500 effettiva e documentata “prima serie”, è stata proposta in vendita a 89 mila euro. Viene descritta “come uscita di fabbrica” e la difficoltà principale del raffinato restauro è stata reperire tutti pezzi assolutamente autentici di questo modello di vettura.

Che già definirla “automobile” è una parola grossa - almeno nel significato che si vuole attribuire a una qualsiasi quattro ruote. “Vetri fissi”, innanzi tutto, sta a significare che i finestrini laterali non si abbassano proprio. Ovviamente non c’è il meccanismo per farlo, niente piccola manovella laterale (e niente possibilità, dunque, di guidare col gomito sporgente dal finestrino, un classico dell’epoca). E l’aria nell’abitacolo? Due soluzioni: d’inverno, aprire il deflettore; d’estate, tirare completamente all’indietro la capote e trasformare la scatoletta a motore in una specie di kart. Con una avvertenza per la guida: se aperto completamente, l’interno del deflettore quasi sbatte col volante...

Tutto il resto, tutti gli altri componenti, hanno la caratteristica della corsa al risparmio: tappezzeria scadente, optional inesistenti, panca posteriore nemmeno imbottita. Ah, sulla “Vetri fissi” si poteva salire soltanto in due, l’omologazione per quattro passeggeri fu successiva a questa prima serie. L’impronta del “Vorrei, ma più di tanto non posso” venne comunque adottata dalla Fiat che non voleva ci fosse concorrenza con la 600, sul mercato da un paio d’anni e con le vendite a gonfie vele. Una scelta aziendale che però si rivelò troppo drastica e controproducente. Quel primissimo modello fu un fiasco completo. Al punto, che dopo appena tre mesi furono poste in vendita due nuove serie, con i vetri giusti, quattro posti, tante migliorie e addirittura a un costo di poco inferiore. E a tutti gli insoddisfatti clienti della “Vetri fissi” fu spedito, come risarcimento per l’acquisto sbagliato, un assegno di 25 mila lire (12 euro e mezzo). Che servirono per “aggiornare” quel modello infelice, testimonianza del fatto che i primi clienti si erano fatti abbindolare. E allora, nuova tappezzeria, motore un po’ truccato, copertine sgargianti per i sedili. Che se poi erano “reclinabili”, su tutto il resto si poteva chiudere un occhio e ammiccare contenti...

Eppure il lancio di quel primo modello era stato fatto in grande stile: nella foto-simbolo si vedeva la miss Italia del ‘55, Marilù Tolo, ripresa dall’alto, sorridente, alla guida della 500 tutta scoperchiata. Lei sarebbe diventata giornalista in Rai, con una carriera di tutto rispetto; mentre quell’auto così vituperata sarebbe rimasta nella cantina dei brutti ricordi.

Ma il collezionismo fa strani percorsi e il concetto di rarità e passione applicato alle automobili provoca fenomeni che hanno il loro significato. Come si fa per esempio a pagare cifre impensabili per un pezzetto di carta dentellata? Non dovrebbe esserci una spiegazione. Però se a un filatelico parlate del “Gronchi rosa”, gli vedrete brillare gli occhi perché quel francobollo è una rarità. E oggi la “Vetri fissi” lo è, proprio perché era brutta e sbagliata e tutti all’epoca correvano a camuffarla o a sostituirla prima possibile. Per non farsi superare in discesa dalle biciclette, perché la famiglia cresceva, servivano a bordo altri posti, la suocera voleva venire in gita anche lei...

Il modello portoghese di cui si favoleggia risente e testimonia tutte queste circostanze. Siamo andati a visionarlo su appuntamento: il telaio è uno di quelli giusti, ma gli sportelli sono stati cambiati, come pure gli interni e il numero dei posti. E quel colore di adesso - un bianco assoluto - nella prima produzione della “Vetri fissi” proprio non era contemplato.

Il prezzo proposto per l’acquisto è di 20 mila euro e per un collezionista potrebbe rivelarsi davvero interessante. Ma a sentire i grandi esperti, ce ne vorrebbero altrettanti per farla tornare identica a quella che targata TO 249350, il 2 luglio del ‘57, accolse Marilù.

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