La SATA di Melfi sforna mille mini-suv Fiat e Jeep al giorno


Da lunedì scorso lo stabilimento Sata di Melfi, ha incominciato a girare al massimo per produrre Fiat 500X e Jeep Renegade e soddisfare le richieste del mercato. Si lavora a ciclo continuo, 20 turni la settimana anziché 15, compreso il sabato e la domenica quando la produzione si ferma solamente tra le 6 e le 14 per motivi di manutenzione. L’organizzazione dei turni a scorrimento prevede che si lavori una domenica ogni otto a fronte di 1500 euro in più di stipendio l’anno. Un operaio di terzo livello arriva a guadagnare anche 2mila euro al mese.


Si punta ad arrivare a quasi 390mila auto prodotte: 300mila tra Renegade e 500X, sfornate al ritmo di più di mille al giorno ed in gran parte destinate all’export, e 80mila Fiat Punto. Per
raggiungere questi obiettivi a Melfi il gruppo Fca è tornato ad investire in maniera massiccia e ad assumere. La sfida di Sergio Marchionne è quella di produrre in Italia per tutto il mondo, mettendo «la rete industriale italiana al servizio di un’azienda globale».  

Ai 5.917 dell’organico di fine 2014 si sono aggiunti 1.550 nuovi assunti e 450 dipendenti arrivati in prestito da Pomigliano e Cassino, per un totale di quasi 8mila occupati, un record per lo stabilimento di Melfi.  

Con gli investimenti degli ultimi tempi per la prima volta la fase di progettazione delle nuove vetture e delle postazioni di lavoro è andata di pari passo. Il lavoro del team che ha riprogettato gli impianti, un miliardo di costi, 10 mesi di lavoro, compreso lo sbancamento del terremo per sostituire e rafforzare i piloni portanti del reparto montaggio destinato a sopportare i nuovi carichi, ha prodotto 646 proposte di miglioramento del prodotto e 2086 proposte di miglioramento del processo, ha individuato 100mila check point lungo tutte le fasi di produzione e quasi 6mila possibilità di difettosità.  

La qualità è diventata una ossessione assoluta che impone miglioramenti continui. Per quest’anno a Melfi puntano ad ottenere il livello «gold» nell’ambito del World Class Manifacturing, il sistema adottato da Fca in tutti i suoi stabilimenti per migliorare la qualità complessiva della produzione e ridurre gli sprechi. Uno dei fiori all’occhiello della Sata è certamente l’azzeramento di infortuni e medicazioni.

La ripartenza della Fiat ha un effetto a cascata molto importante sull’economia della Basilicata e non solo. Solo nelle 13 aziende dell’indotto che operano nell’area attigua alla Sata e che forniscono parti e componenti in tempo reale alla fabbrica-madre, per adeguarsi al regime dei 20 turni sono state fatte 300 assunzioni, portando gli occupati totali a quota 2000. Altri posti sono stati creati nella logistica, dal polo Melfi sino al porto di Civitavecchia e nuovo lavoro è arrivato alle fabbriche che producono i motori, a cominciare da Pratola Serra e Termoli. «Le nuove assunzioni faranno da moltiplicatore da sette a dieci» ha stimato nelle scorse settimane Marchionne.

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