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Lancia e DS saranno diverse. In Stellantis si sognano le nuove Stratos e Delta



Il responsabile del design dei marchi europei del gruppo Stellantis, Jean-Pierre Ploué, ha dichiarato che all'interno del gruppo, "come designer abbiamo il dovere per ciascun brand di studiare il passato e di capire di che cosa abbiamo bisogno nel futuro. La legacy, l'eredità di un marchio è un punto di partenza fondamentale. Da designer francese, poi, ho bisogno di mettere a fuoco, d'identificare, l'italianità dei brand. Per farlo si deve prima di tutto isolarne i fondamentali.

Questa è un'operazione che comporta molto brainstorming con il proprio team. Ho un fascicolo che  contiene decine e decine d'immagini che illustrano altrettanti concetti o semplici suggestioni ed è un ottimo strumento per esplicitare le caratteristiche intrinseche di un brand come espressione di una cultura, che alla fine è quello che stiamo cercando di fare: definire l'italianità. Si parte alla lontana, un processo che può anche far sorridere, ma che invece è davvero molto utile. Mettiamo a confronto il modo di vivere, portarsi, porgersi degli italiani e dei francesi: se l'eleganza francese è più chic, perfezionista nei dettagli, controllata, gli italiani sono maestri dell'arte della sprezzatura, cioè di quell'eleganza rilassata e apparentemente distratta, quasi naturale, che in realtà è frutto di un attento studio. Casual, ma per nulla casuale.

L'eleganza della DS è più sofisticata, più decorativa, più focalizzata sui dettagli: deve evocare una bellezza quasi inaccessibile. L'eleganza di una Lancia dev'essere "effortless", cioè naturale, semplice, mai pretenziosa. Basti pensare a certi modelli del passato, alla Flaminia, all'Aurelia B20… forme lineari, essenziali, pure. Ma così bilanciate, così naturalmente belle… Ecco, quella della Lancia potremmo definirla "natural beauty". Diversamente dall'Alfa Romeo, che invece è espressione di "emotional beauty". Facendo un paragone diverso, DS è la cucina francese, sempre un po' elaborata, Lancia è quella italiana, basata sull'esaltazione dei sapori primari. A volte bastano un gustoso pomodoro, un'eccellente mozzarella, l'olio più buono del mondo et... voilà!

È vero che all'interno del gruppo cerchiamo le sinergie e la condivisione il più possibile estesa di architetture e moduli, ma allo stesso modo individuiamo alcune soluzioni tecniche che cerchiamo di associare a uno specifico brand, assegnandogliele in modo esclusivo, almeno in una prima fase. Pensiamo, per esempio, alle sospensioni ad aria per le DS. Poiché il confort è uno dei valori tradizionali della Lancia, si potrebbe ipotizzare magari una tecnologia particolare per i sedili, una schiuma speciale... A livello di gruppo esiste una "libreria" di soluzioni tecnologiche in fase di sviluppo: si tratta d'individuare ogni volta quale brand possa adottarle per primo. 

I materiali sono un'altra chiave fondamentale per la differenziazione e l'identità. Quando sono arrivato qui al centro stile di Torino per la prima volta, ho visitato il reparto di Color&Trim diretto da Rossella Guasco e mi sono sorpreso per quanto diverso fosse nei materiali, nei tessuti, nei colori da quello di Parigi… Nel quadro dell'efficienza economica, si era ipotizzata l'eventualità di avere un unico grande studio di Color&Trim unificato a livello europeo. Ma mi sono opposto, proprio perché perderemmo queste specificità culturali nazionali. Semmai, potremmo creare un dipartimento organizzato per cluster, al fine non di massimizzare le sinergie, ma di capire meglio come impiegare materiali e tecnologie in accordo con il Dna dei vari marchi.

Nel periodo pre-Stellantis, l'intero reparto design FCA qui a Torino era trasversale e liquido. Cioè, a parte i referenti fissi per i vari marchi, tutti gli altri designer potevano seguire un brand o quell'altro a seconda dei carichi di lavoro: ora Alfa, ora Maserati, ora Fiat… Il volume di modelli in agenda, assai più ridotto di quello che abbiamo in testa come Stellantis, e le dimensioni contenute del team giustificavano tale organizzazione. Quando sono arrivato, invece, ho suddiviso tutto per marchi: ora l'Alfa, la Lancia, la Fiat hanno ciascuno il proprio studio e ogni studio può focalizzarsi sul Dna. 

Ricordo, molti anni fa, quando avevo la responsabilità del design Citroën, cui ho dedicato anima e corpo. A un certo punto, la dirigenza PSA mi chiese di occuparmi anche dello stile Peugeot, coordinando entrambi i marchi. Ovviamente ne fui lusingato, perché evidentemente apprezzavano il lavoro che avevo fatto e, altrettanto ovviamente, accettai. Ma misi anche subito in chiaro che nell'arco di un anno, al di là del mio coordinamento, avrei voluto comunque un capo del design dedicato per ciascuno dei due brand. Lo scopo, allora come oggi, è avere un team forte. Fra l'altro, a Torino abbiamo un vantaggio: l'avere collocato la dirigenza dei marchi in prossimità. Il ceo Alfa, Jean-Philippe Imparato, e la sua squadra sono negli uffici accanto al design studio, nell'area dedicata all'interno del centro stile. Lo stesso vale per Luca Napolitano, ad della Lancia… Tutto ciò rende ogni marchio più forte e con un'identità univoca. Con tale organizzazione riusciremo ad aumentare specificità e differenziazione. 

Già alla vigilia della fusione avevo iniziato a immaginare come avrei gestito il lavoro del design sui più iconici marchi italiani, come l'Alfa Romeo e la Lancia, se me lo avessero chiesto... E per la Lancia, in particolare, mi ero figurato un team molto snello, reattivo e veloce. Dieci persone, non di più, e in un team del genere un capo degli esterni e uno degli interni sarebbero stati sufficienti, senza neppure bisogno di mettere un vero chief designer per il brand. Quando mi sono trovato davvero in quella situazione, di organizzare il lavoro del centro stile, e ho dovuto comunicare l'organigramma all'azienda, non avevo pensato a un capo per la Lancia. Così ho messo il mio nome, per non lasciare un buco. Soltanto a quel punto, dopo la prima riunione con il resto dello staff, mi sono reso conto di quanto divertente potesse essere questa circostanza. Per me è stata una rinascita, un tornare ai tempi in cui mi occupavo direttamente di un marchio. Un richiamo irresistibile. Comunque il team si è messo subito al lavoro e recentemente, il primo frutto del suo impegno ha preso le sembianze di un modello "full scale". Non posso svelare nulla, ma è la prima Lancia "reborn". Fatta in tempi record. Il segreto è proprio la leggerezza e la struttura snella. Se ci sono troppe procedure, troppe decisioni da prendere, non funziona. Ovviamente, i centri design dell'Alfa e della Fiat sono un po' più corposi, ma è inevitabile, perché le rispettive gamme saranno più ricche di modelli. 

Mi piacerebbe vedere rinascere auto come la Stratos, ma anche la Delta: la trovo un'auto molto risolta, bilanciata, elegante. Prenderemo – e non vale soltanto per la Lancia – spunti dal passato, che facilitano la riconoscibilità di marca, e li rinnoveremo per rendere unici i nuovi modelli. 

Per quanto capisca il trend delle Suv e alcuni vantaggi che possono dare, esse tenderanno sempre più verso il genere crossover, un po' più basso. Come designer, poi, combatto per un ritorno alle carrozzerie tipo berlina, poiché sono il modo più efficiente, ma pure più elegante, per trasportare le persone. I marchi adatti a questa tipologia di auto, sono tutti quelli premium: Alfa, Lancia, DS. 

Fiat e Citroen sono nello stesso cluster, quello denominato "core". Nelle presentazioni fatte sui rispettivi Dna di marca sono emersi concetti guida degli interni sorprendentemente vicini, senza che i due team di design si fossero parlati. Ma le opportunità di differenziazione, in realtà, sono tantissime. 

Non ci sarà alcuno spin-off di 500 come brand a sé. Il marchio Fiat manterrà un suo unico patrimonio genetico, che può assumere sfumature diverse sul piano del design, secondo il prodotto. 

Molta gente rimpiange la Punto. Ma a loro dico di avere solo un po' di pazienza".

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