Fiat Panda Elettra: L'Anticipo del Futuro che Scosse gli Anni '90
La Fiat Panda Elettra, lanciata nel 1990, non è solo una curiosità statistica; è la testimonianza di quanto Fiat fosse in anticipo sui tempi, ben prima che Tesla e la rivoluzione elettrica diventassero termini di uso comune. Presentata in occasione dei Mondiali di Calcio "Italia '90", fu la prima auto elettrica prodotta in serie da un grande costruttore mondiale.
Genesi di un'idea rivoluzionaria
In un'epoca dominata dal motore a scoppio e dalla benzina super, Fiat decise di osare. Basata sulla Panda 750 CL, la Panda Elettra nacque dalla collaborazione tra il Centro Ricerche Fiat e l'austriaca Steyr-Puch.
L'obiettivo era ambizioso: offrire una soluzione alla mobilità urbana che eliminasse rumore ed emissioni. Tuttavia, la tecnologia delle batterie di trent'anni fa non era quella di oggi, e questo portò a compromessi tecnici notevoli.
Evoluzione Tecnica: Dalla Prima Versione alla "Elettra 2"
Invece di una semplice tabella, ecco come si sono evolute le "viscere" di questa city-car nel corso della sua produzione:
* Motorizzazione: La prima serie (1990) montava un motore a corrente continua da 9,2 kW (12,5 CV), mentre la Elettra 2 (1992) passò a un propulsore più brillante da 17,7 kW (24 CV).
* Il Cuore Energetico: Il modello originale utilizzava 12 moduli di batterie al Piombo (6V), poi sostituiti nella seconda serie da più efficienti accumulatori al Nichel-Cadmio.
* Prestazioni su Strada: La velocità massima oscillava tra i 70 km/h della prima versione e gli 80 km/h della successiva.
* Autonomia: Dichiarata intorno ai 100 km (calcolata a una velocità costante di 50 km/h), un valore rispettabile ancora oggi per un uso prettamente urbano.
* Il Peso della Tecnologia: A causa del pacco batterie, l'auto pesava tra i 1.150 kg e i 1.200 kg, quasi il doppio di una Panda a benzina.
* Tempi di Ricarica: Una ricarica completa richiedeva circa 8-10 ore tramite una normale presa domestica.
Cosa cambiava rispetto alla Panda "normale"?
Nonostante l'aspetto esterno quasi identico (se si escludono i copricerchi aerodinamici e l'assenza del tubo di scappamento), sottopelle la Panda Elettra era un'altra auto:
* Addio sedili posteriori: Per ospitare il pacco batterie da circa 350 kg, Fiat dovette rimuovere la panca posteriore. L'auto divenne a soli 2 posti, con il vano posteriore occupato da un contenitore in acciaio per le batterie.
* Cambio mantenuto: A differenza delle moderne elettriche mono-marcia, la Elettra manteneva il cambio a 4 marce originale. Si poteva partire in terza, ma usare le marce aiutava ad affrontare le salite (fino al 25% di pendenza).
* Frenata rigenerativa: Già nel 1990, l'auto disponeva di un sistema di recupero dell'energia in rilascio e frenata.
* Riscaldatore a benzina: Poiché il motore elettrico non produceva abbastanza calore, per riscaldare l'abitacolo era installato un piccolo bruciatore Webasto alimentato da un minuscolo serbatoio di benzina.
Perché fu un "fallimento" commerciale?
Nonostante l'innovazione, la Panda Elettra rimase un oggetto per pochi (enti pubblici, comuni e qualche pioniere). I motivi principali furono due:
* Il Prezzo: Al lancio costava 25.600.000 lire. Per darti un'idea, una Panda 750 Young costava circa 7 milioni. Con la stessa cifra di una Elettra si poteva acquistare una BMW Serie 3 o tre Panda a benzina.
* Il Peso: I 450 kg extra rispetto alla versione standard rendevano la guida goffa e accelerazioni... molto pigre (0-40 km/h in 10 secondi).
L'eredità oggi
Oggi la Fiat Panda Elettra è un pezzo da collezione ricercatissimo dai fan del marchio e della mobilità sostenibile. È il simbolo di un'industria italiana che aveva visto il futuro con trent'anni di anticipo, scontrandosi solo con i limiti della chimica delle batterie dell'epoca.
Curiosità: Nel 1992 la "Elettra 2" introdusse un computer di bordo al posto dell'autoradio, che mostrava lo stato di carica e la tensione delle batterie. Un antenato dei moderni sistemi di infotainment.

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